- domenica 28 luglio 2019, 00:45
La foto rubata: bendato in caserma inchiesta in procura
Un’inchiesta interna e la volontà di fare chiarezza in tempi rapidi. Ad aprirla è stato lo stesso Comando generale dei carabinieri dopo aver saputo che, durante la giornata di indagini e di interrogatori, qualche militare mandava in giro delle foto su whatsapp che non avrebbero mai dovuto circolare. Una, in particolare: ritrae Christian Gabriel Natale Hjorth, il giovane statunitense arrestato per concorso in omicidio, furto e tentata estorsione, mentre viene sottoposto a interrogatorio.
Carabiniere ucciso, il caso Usa Il governo avvisa: niente sconti
E su Instagram Elder Lee scriveva: «La morte è garantita, la vita no»

Nella foto che è scattata da un’angolazione particolare, l’indagato ha intorno dei carabinieri ed è fermo in attesa che qualcuno gli faccia delle domande. Ha le mani legate dietro la schiena ed è bendato. Qualcosa che ha mandato su tutte le furie i vertici dell’Arma, che hanno subito avviato l’indagine per accertare chi aveva dato l’ordine di mettere la benda al ragazzo.
Gli accertamenti hanno prodotto i primi risultati, perché è emerso da chi è partita la decisione, anche se ancora non è noto chi sia stato a diffondere l’immagine. In viale Romania, però, vogliono vederci chiaro e hanno anche inviato un rapporto sulla vicenda al procuratore aggiunto Michele Prestipino che ha aperto un fascicolo di inchiesta.
LA MOTIVAZIONE
Ma non finisce qui, perché durante la giornata che è seguita all’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, qualcun altro ha pensato bene di creare confusione e ha diffuso altre foto, questa volta foto segnaletiche di quattro presunti spacciatori. Tre marocchini e un algerino che sono entrati e usciti dall’indagine, e che alla fine sono stati diffusi anche su un profilo social di Facebook, ma che poi nulla - almeno fino a questo momento - avevano a che vedere con l’omicidio. Una sorta di controinformazione che ha fatto pensare veramente che qualcuno remasse contro l’inchiesta, soprattutto per la delicatezza del momento che l’Arma stava vivendo, con l’omicidio improvviso di un giovane servitore dello Stato. Ora c’è chi dice che, in realtà, le foto sono circolate solo per far capire quello che stava succedendo. Ma hanno rischiato di danneggiare gli accertamenti e probabilmente avranno delle conseguenze pesanti su chi le ha diffuse.
È facile immaginare, infatti, che la storia non finirà qui. Da viale Romania non vogliono spazio a equivoci e polemiche e ieri hanno diffuso un comunicato: «Il Comando generale dell’Arma prende fermamente le distanze dallo scatto e dalla divulgazione di foto di persone ristrette per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Il comando provinciale di Roma sta svolgendo con la massima tempestività accertamenti diretti a individuare i responsabili».
IL DEPISTAGGIO
M
- Annunci correlati
IlMessaggeroCasa.it
Scegli su quale social condividere questo contenuto con tutti i tuoi amici.